Identità, Storie e Progetti

La comune passione per la forza narrativa del bianco e nero e per la sua capacità di espressione poetica (senza preclusioni verso il colore, quando non evasivo o meramente decorativo) ha cementato, negli anni ’60, un piccolo sodalizio di fotografi: il Gruppo Tre Archi, che vide una feconda stagione di produzione: mostre collettive e rassegne nazionali (fra le quali due volte il Premio Brescia). Autori come Vistali, Palazzi, Fiammetti, Crescini, Cottinelli, per citare i più assidui, perseguivano una fotografia colta, più impegnata, più in sintonia con i tempi, lontana da “l’ideologia dei circoli sempre più evidentemente condizionati - come direbbe Italo Zannier - dalla competitività fotoamatoriale dopolavoristica e lontani ormai dall’impegno culturale”. I propositi di allora continuano e si rinnovano con il biancoenero, associazione per la fotografia, nato sulla scia del Tre Archi e dei suoi fondatori (dal 2001 in forma associativa con atto notarile), che riprende la consuetudine degli incontri di discussione e confronto, allargandosi a nuovi amici che ne condividono ragioni e metodi. Ciascuno ha nel frattempo seguito i propri percorsi creativi ed espositivi, ma sempre guidato dalla consapevolezza che il fotografo deve essere testimone sincero, non compiaciuto, con uno sguardo attento alla realtà. I soci hanno pubblicato complessivamente sedici libri fotografici in bianco e nero e realizzato decine di mostre personali in Italia e all’estero. Alcuni di loro pubblicano abitualmente su quotidiani e settimanali nazionali e stranieri.

“La comune passione per la forza narrativa del bianco e nero e per la sua capacità di espressione poetica”

Associati

Eros Fiammetti

Gino Ferri

Vincenzo Cottinelli

Giovanna Pedroni

Donata Bini

Rosetta Zampedrini

Michele Gusmeri

Tiziana Arici

Marco Febbrari

Franco Solina

Fabio Cattabiani

Michele Mottinelli

Fabio Maione

Domenico Parigi

Giulio Obici

Luca Chistè

Andrea Mirenda

Renato Mazzoncini

Arturo Crescini

Piero Vistali

Benedetto Macca

Domenico Parigi

DOMENICO PARIGI FOTOGRAFO E ARTISTA

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La morte è un «rumore bianco».

Improvviso e inaspettato. Domenico Parigi da quel rumore è stato sorpreso, all'improvviso, la vigilia di Natale. 

Uno schianto secco, senza il tempo di voltarsi indietro, senza lo spazio di un addio.

Domenico Parigi era un fotografo, interprete esemplare di quella arte che connota di sé la più ampia dimensione della cultura contemporanea, per ill valore di documentazione, ma anche per la sua dimensione simbolica. A Brescia la fotografia è materia di studio universitario in decine di corsi. Domenico Parigi, nato a Capriolo nel 1950, artista degli scatti in bianco e nero dal 1970, era un cultore della fotografia sperimentale, creativa. Era un manipolatore di «negativi», un profondo conoscitore dell'arte del novecento. Una delle sue ultime personali si intitola «identità riflesse, identità celate», in cui indaga l’ambiguità e il disagio dell'uomo nella società confusa del nostro tempo. Aveva raggiunto uno stile riconosciuto dalla grande critica, in virtù di una incessante ricerca estetica. Era un uomo schivo, indipendente, un «artista», come lo saluta Vincenzo Cottinelli, «coraggioso e libero di andare oltre lo scatto della fotografia». Aveva la dote della genialità, cresciuta nella cultura popolare della provincia.

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Prof. Tino Bino

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Ciao Domenico. La tua creatività non morirà mai. Tu ce l'hai trasmessa indelebile, ci ha stravolto nel modo di pensare; e di vedere le cose in modo differente, ma con una naturalezza e sincerità da far apparire tutto molto semplice. Amavo sentirti spiegare l'arte "importante" in dialetto, perché l'arte più dell'anima, in fondo, è fatta da personaggi come te. Ci mancherai tanto.

                                                                    

Carlo Righetti

Fotografia > Vincenzo Cottinelli

Arturo Crescini

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Associazione per la fotografia

25122 brescia - c.fisc. 98100500176

Possiamo dire che Arturo Crescini è stato un genio prestato alla fotografia. E la sua fotografia un fulgido esempio di grande intensità umanistica. Egli appartiene al cerchio ristretto di fotografi (con Giuseppe Palazzi, Piero Vistali, Fausto Schena, Eros Fiammetti, Vincenzo Cottinelli) rappresentanti la miglior espressione del Neorealismo fotografico bresciano che operò tra la metà degli anni ’50 e la fine dei ’60.

Sono i fotografi che dopo anni di Cine Foto Club (storica casa comune della fotografia bresciana del dopoguerra) se ne distaccarono per dar vita nel 1963 al piccolo glorioso sodalizio denominato Gruppo Tre Archi che oltre alla preferenza netta per il bianco e nero propugnava una fotografia impegnata e attenta alla realtà sociale, moderna e colta, consapevole delle correnti più avanzate della fotografia internazionale del tempo e col forte desiderio di confrontarsi con esse.

Partecipando a numerosi concorsi, mostre, pubblicazioni in Italia e all’estero e portando a casa riconoscimenti prestigiosi (storica la conquista dei primi premi da parte di Crescini, Vistali e Fiammetti alla mostra internazionale di Buenos Aires del ‘ 62 con 800 partecipanti) il gruppo Tre Archi diventò in quegli anni - che del resto rappresentano l’età matura dell'arte fotografica in generale - una sicura referenza della fotografia autoriale italiana.

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Nel gruppo, Crescini è una figura a parte. Insieme alla fotografia coltiva altre due passioni l’alpinismo e la botanica, che danno il segno del suo grande amore per la natura e aiutano a capire anche il suo percorso di fotografo. Di indole seria e riflessiva venata d’ironia è portato spontaneamente all’osservazione e all’analisi: di fiori e piante come dei comportamenti e dei sentimenti umani, che sono il tema base della fotografia umanistica che Crescini predilige. C'è nelle sue foto, ritratti o scene di vita, una ricerca costante di autenticità e di significato nel rigore compositivo e formale dell’immagine. Non gli interessa la foto fine a se stessa, di puro valore estetico senza verità di contenuti.

Su questa via che potremmo dire mira alla sostanza, è fra i primi a sentire il bisogno di superare la regola imposta della foto singola per passare al racconto. I bambini che giocano alla guerra, il ritorno del reduce, il carnevale da due soldi, il ballo degli innamorati, sono i titoli di alcune delle sue varie storie per immagini dove si vede tutto l'acume del suo sguardo di osservatore dei sentimenti insieme all’empatia per i soggetti messi nel mirino.

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Negli anni dei Tre Archi in parallelo con l’impegno fotografico aumenta anche il suo interesse per la Botanica che diventa quasi esclusivo al momento dello scioglimento del Gruppo. L’intensità e l’intelligenza con cui si dedica per lunghi anni alla ricerca e allo studio delle specie vegetali gli valgono l’ingresso nel 1975 nell’associazione Botanica bresciana e nel 1984 il titolo di Accademico presso l’Università di Brescia.

Tornerà alla fotografia solo grazie al coinvolgimento da parte dei suoi amici Fiammetti e Cottinelli, decisi a rinverdire i fasti dei Tre Archi in una nuova associazione che sarà il Biancoenero. Con la sua capacità di vedere lo straordinario anche nell’ordinario vicino a sé , parteciperà alla prima mostra collettiva con bellissime foto fatte ai suoi nipotini che giocano fra le mura di casa. Nel frattempo le sue fotografie degli inizi capita che vengano viste e valorizzate nel mondo. Come è avvenuto nel 2016 a New York dove in occasione di una grande mostra dedicata a Giacomelli presso la Keith De Lellis Gallery, Crescini con Vistali e Fiammetti è stato giudicato fra i migliori fotografi italiani contemporanei di Giacomelli a lui affiancabili.